Il Guest Blogging è davvero morto?

Come il Guest Blogging ha risolto il mio problema

Questo articolo è stato liberamente tradotto a partire da quello di Luis Gudema, che ringraziamo per aver riportato minuziosamente la sua esperienza.

Circa un anno fa il guest blogging è stato dichiarato morto. Il noto Matt Cutts, portavoce di Google scrisse: “Se stai usando il guest blogging nel 2014 per aumentare il numero di link , probabilmente dovresti fermarti. Perché? Perché nel tempo è diventata una pratica sempre più spammosa e, se stai facendo molti guest post allora sei decisamente in cattiva compagnia”.

Non fare guest blogging per ottenere link, dicono. E non utilizzare i guest bloggers per creare contenuti per il tuo sito. Semplicemente dimentica il concetto.

Ma, per parafrasare Mark Twain, la morte del guest blogging è stata ampiamente esagerata. Nell’anno passato (dice Luis Gudema) mentre lavoravo per costruire un posizionamento SEO per la mia nuova azienda, ho imparato:

  • Il guest blogging non è morto. Google non ama i contenuti ripetitivi e spammosi, ma gradisce contenuti originali con qualità medio/alta, su siti noti per i contenuti di qualità.
  • Ottenere link da siti autorevoli è un ottimo modo per scalare le SERP (a meno che i link non siano no-follow). Probabilmente è d’aiuto anche il traffico proveniente dal sito.
  • Anche le condivisioni, soprattutto se provenienti da account popolari, sono benefiche.

Ma guardiamo più in dettaglio ognuno di questi punti.

Il guest blogging non è morto

Non solo nell’ambito del marketing, ma del business in generale, un’innumerevole quantità di siti di elevata qualità utilizza i guest bloggers quotidianamente. Tra questi Harvard Business Review (che pubblica diversi guest post ogni giorno), HubSpot, Forbes, e molti altri. Una delle cose più importanti da ricordare sul guest blogging è che ogni sito ha le proprie regole e linee guida sul tipo di materiale accettato.

Circa due anni fa contattai l’editore di un importante sito per proporre alcune guest interviews per loro. Declinarono, poiché limitavano le interviste ai membri del loro staff perché alcuni guest blogger avevano utilizzato le interviste per promuovere se stessi. (La mia prima proposta di intervista riguardava il direttore di un’altra agenzia, quindi era evidente che non ci fosse nel mio caso conflitto d’interesse, ma nonostante ciò essi rimasero fedeli alla loro regola). In un secondo momento presi contatto con un importante blog, così seppi che l’editore stava pensando proprio in quel periodo di portare avanti alcune interviste. Il risultato fu una serie di interviste con rilevanti leader del campo delle vendite e del marketing, tale che le misi successivamente insieme a formare un eBook.

Ottenere link da siti autorevoli è un ottimo modo per aumentare il proprio ranking

Mentre progettavo il lancio della mia nuova azienda ebbi un problema di ricerca. Dopo aver considerato molto nomi, mi assestai su “revenues + associates” (reddito + associati). Il nome comunica succintamente il mio focus sull’aiutare le aziende a generare più reddito e sull’utilizzo di un’ampia gamma di partner con esperienza nel marketing e nelle vendite per raggiungere quest’obbiettivo. È più memorabile che qualcosa come Gudema & Associates. Quasi ad ogni evento al quale partecipavo, qualcuno, di solito con sufficiente esperienza, mi sottolineava che gli piaceva il nome “Revenue and Associates”. Sapevo di aver fatto la scelta giusta, ma Google leggeva il nome della mia azienda come “reddito” e “associati” e la ricerca restituiva oltre 95 milioni di risultati. Il mio sito né era al top di questa lista, né ci si avvicinava. Era improbabile che chi cercava la mia azienda a partire dal nome mi trovasse.

Già mi ero trovato di fronte a questo dilemma. Nel 1998, pochi mesi dopo l’avvio della mia azienda chiamata Magic Hours Communications, il grande Earving “Magic” Johnson lanciò un talk show chiamato The Magic Hours. Il mio posizionamento in SERP affondò sotto una tonnellata di risultati inerenti quel programma. Fortunatamente per me, lo show fu cancellato dopo appena tre mesi, ma ci vollero altri 12/18 mesi perché il mio sito ritornasse nuovamente in prima pagina.

Per questo dovevo fare qualcosa per la mia nuova azienda, “revenue + associates”. Naturalmente la SEO è importante nel posizionamento. Utilizzare parole chiave nel tag title, avere una headline search-friendly, aggiungere i tag H1, atc., può fare una significativa differenza nel posizionamento di una pagina. Più spunti dai a Google e meglio è.

Ma, come mostra il sondaggio di Moz sui fattori di posizionamento, ancora più importanti dei fattori di posizionamento on-site sono i link al sito e alla pagina.

Fattori di ranking nel guest blogging

Così realizzai che il guest blogging sarebbe stato il modo più rapido per ottenere link da altri siti autorevoli, anche se Matt Cutts diceva che era morto. Avevo già fatto guest blogging per siti autorevoli come Econsultancy e IDG Connect. Ottenere link da loro per il mio nuovo “revenue + associates” era abbastanza facile perché avevo già caricato le informazioni biografiche che appaiono alla fine di ogni post.

Note biografiche Luis Gudema

Più o meno nello stesso periodo stavo conducendo una ricerca originale sull’adozione di strategie di marketing da parte delle medie imprese. Quello che scoprii mi fece abbastanza riflettere: al di fuori dell’industria dei software, poche imprese utilizzano una tecnologia di marketing. Quella ricerca creò maggiori opportunità per fare guest posting su siti autorevoli come TechTarget e Venture Beat.

In quell’estate pubblicai un eBook dove raccoglievo 10 interviste fatte a leader del settore vendite e marketing che avevo svolto nel precedente anno per IDG Connect e altri siti.

Questo mi diede l’opportunità (e le conoscenze) non solo per scrivere guest post per HubSpot e MarketingProfs, ma anche per aumentare il numero di tweet, link e condivisioni dell’eBook da parte di coloro che avevano “subìto” l’intervista, i quali avevano decine di migliaia di follower.

Notai che circa il 2% che avevano letto un particolare post cliccavano sul link del mio profilo e approdavano sul mio sito. Non c’era dubbio che Google fosse consapevole di questo incremento di traffico sul mio sito e che sapeva che avrebbe dovuto farlo comparire nei risultati di ricerca per le parole chiave “revenue + associates”.

Anche le condivisioni, soprattutto da account popolari, sono utili

I siti che ospitavano i miei guest post di solito li twittavano anche. (La cosa interessante è che siti come TechTarget fanno il lavoro di condivisione meglio di quello che farebbero i guest blogger). Naturalmente queste condivisioni portarono a ulteriori tweet e condivisioni con menzioni.

Qualcuno visitava anche il mio sito. Google è ben consapevole dei fattori come le condivisioni, il traffico del sito…e naturalmente tutto fa brodo.

A novembre, quando ho scritto un post per il sito della Harvard Business Review, è stata la ciliegina sulla torta: il mio “revenue + associates” è stato prontamente inserito nella SERP come primo risultato, per le ricerche relative al nome della mia azienda.

Il guest blogging è vivo. Problema risolto.

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